I fini dell’educazione – A. N. Whitehead*

“La cultura è attività di pensiero e ricettività alla bellezza e ai sentimenti umani. La semplice informazione frammentaria non ha nulla a che vedere con essa. Un uomo semplicemente ben informato è l’essere più noioso e inutile che ci sia sulla terra. […]

Nell’istruire un bambino all’attività di pensiero dobbiamo soprattutto guardarci da ciò che io chiamo “idee inerti” – cioè idee che sono semplicemente immagazzinate nella mente, senza essere utilizzate, né sottoposte ad esame, né combinate in nuove relazioni con altre idee. Nella storia dell’educazione il fenomeno più sorprendente è che i centri di cultura che in un’epoca sono animati dal fermento del genio, in un’epoca successiva rivelano unicamente pedanteria e routine. Un’educazione fondata su idee inerti non solo è inutile, ma è soprattutto dannosa. […]

Donne intelligenti non istruite, ma che hanno osservato molto del mondo, costituiscono, nella loro età adulta, la parte di gran lunga più colta della società: esse sono sfuggite a questo orribile peso delle idee inerti. […]

Enunciamo due imperativi pedagogici: 1) Non insegnare troppe cose 2) Ciò che insegni, insegnalo a fondo. L’insegnamento di frammenti di un gran numero di argomenti non ha altro risultato che la ricezione passiva di idee slegate, che nessuna scintilla di vitalità illumina. […] Fin dalla sua prima educazione il bambino dovrebbe provare la gioia della scoperta. […]

Vogliamo solo far notare che la comprensione che si esige è quella del presente. L’unica utilità di una conoscenza del passato è che ci prepara per il presente. […] Il presente contiene tutto ciò che è, esso è suolo sacro, perché è il passato ed è il futuro. Nello stesso tempo bisogna osservare che un’epoca non è meno “passato” se è esistita duecento anni fa piuttosto che duemila anni fa. Non lasciamoci trarre in inganno dalla pedanteria delle date. […]

Utilizzare un’idea per me significa metterla in relazione con quel fluire che forma la nostra vita ed è un composto di percezioni sensibili, di sentimenti, di speranze, di desideri, di attività mentali che modificano pensiero con pensiero.[…]

In educazione, come in ogni altro campo, l’ampio sentiero fiorito conduce in un luogo cattivo. Questi cattivi sentieri son rappresentati da quei libri o serie di lezioni che praticamente mettono lo studente in grado di apprendere pappagallescamente la risposta a ogni domanda che può verosimilmente capitare al prossimo esame.[…]

La soluzione che vado sollecitando consiste nello sradicare la funesta disarticolazione degli argomenti, che uccide la vitalità del nostro moderno corso di studi. Una sola è la fondamentale materia dell’educazione: la Vita in tutte le sue manifestazioni. Invece di questa unità, che cosa offriamo agli studenti? Algebra, da cui nn deriva nulla, geometria, da cui non deriva nulla, un paio di lingue, mai realmente possedute, e infine, più spaventosa di tutte, la letteratura, rappresentata dai drammi di Shakespeare, con un corredo di note filologiche e brevi analisi della trama e dei caratteri, che, in sostanza, dovranno essere imparate a memoria. Può dirso che un tale elenco rappresenti la vita, come la conosciamo nell’atto stesso di viverla?”

*Il testo riporta alcuni interventi dell’autore sull’educazione. Importante miniera di spunti di riflessione per chi insegna. Da leggere!

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